
Sicurezza antincendio nelle scuole italiane: stato dell’arte, criticità e prospettive
La sicurezza antincendio nelle scuole italiane rappresenta oggi una delle principali sfide per il sistema pubblico e per i professionisti del settore antincendio. Il patrimonio edilizio scolastico nazionale è ampio, eterogeneo e in larga parte datato: un contesto che rende complessa l’applicazione uniforme delle normative di prevenzione incendi e l’ottenimento delle necessarie certificazioni antincendio.
Il patrimonio scolastico italiano: i numeri della sicurezza antincendio
In Italia sono presenti circa 39.900 edifici scolastici statali, ai quali si aggiungono alcune migliaia di strutture paritarie. Oltre il 60% del patrimonio edilizio scolastico è stato costruito prima del 1976 e circa il 75% prima del 1990, quindi antecedentemente all’entrata in vigore della normativa antincendio specifica per l’edilizia scolastica. Questo dato incide in modo diretto sulla complessità degli adeguamenti richiesti oggi.
I dati più recenti disponibili delineano un quadro chiaro: solo circa un terzo degli edifici scolastici risulta oggi in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) o di una SCIA antincendio equivalente. Questo significa che oltre 26.000 scuole operano senza una certificazione antincendio completa, mentre circa il 9% del patrimonio edilizio scolastico risulta privo di qualsiasi certificazione di sicurezza. Le criticità non sono distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale: nel Mezzogiorno si concentra oltre il 40% delle situazioni non conformi, a conferma di un divario territoriale che rende il problema ancora più complesso.
Il quadro che emerge non è quello di un’emergenza improvvisa, ma di una criticità strutturale e diffusa, caratterizzata da forti disomogeneità territoriali e da percorsi di adeguamento spesso frammentati.
Le principali criticità riscontrate negli edifici scolastici
L’analisi tecnica degli edifici scolastici evidenzia criticità ricorrenti in materia di rischio incendio, confermate dai rilievi degli enti di controllo e dai dati dell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica. In molti casi si riscontrano impianti elettrici obsoleti, non adeguati ai carichi attuali, oppure una carenza di sistemi di rivelazione e allarme incendio. Non sono rari i casi di compartimentazioni non più coerenti con l’uso reale degli spazi o di vie di esodo che non rispecchiano gli attuali livelli di affollamento.
A queste problematiche di natura tecnica si affiancano criticità organizzative e gestionali, legate alla complessità dei ruoli e delle responsabilità tra enti proprietari, dirigenti scolastici e soggetti gestori. Questa frammentazione può rallentare i processi decisionali e rendere più difficile una pianificazione efficace degli interventi.
Normativa e certificazioni antincendio: tra obblighi e gradualità
Il riferimento storico resta il D.M. 26 agosto 1992, affiancato oggi dal Codice di Prevenzione Incendi e dai decreti sulla gestione della sicurezza antincendio. Dal punto di vista temporale, il legislatore ha riconosciuto la complessità dell’adeguamento, concedendo proroghe successive che hanno portato l’attuale scadenza per l’adeguamento antincendio delle scuole al 31 dicembre 2027. Il quadro normativo attuale consente, anche per le scuole, percorsi di adeguamento graduale, basati su priorità di rischio e soluzioni tecniche compatibili con edifici esistenti.
Le certificazioni antincendio non devono essere lette come un traguardo puramente formale, ma come l’esito di un processo articolato che parte dall’analisi del rischio incendio, passa attraverso una progettazione antincendio coerente con lo stato dei luoghi, prosegue con la realizzazione degli interventi necessari e si completa con una corretta manutenzione e gestione nel tempo.

Il fabbisogno economico e gli stanziamenti recenti
Dal punto di vista della pianificazione economica, il divario tra le risorse disponibili e quelle necessarie è imponente. Il Governo ha recentemente stanziato oltre 430 milioni di euro (attraverso due decreti da 223,7 e 206,8 milioni) per finanziare circa 2.223 interventi di adeguamento.
Tuttavia, proiettando il costo medio per intervento (circa 193.000 euro) sui restanti edifici privi di certificazione, si stima un fabbisogno aggiuntivo di circa 4,7 miliardi di euro. Questa cifra non include i costi necessari per l’abbattimento delle barriere architettoniche, i collaudi statici e l’adeguamento antisismico, che richiederebbero ulteriori ingenti risorse.
Parametri di affollamento e indici di deflusso
Un aspetto tecnico critico per i progettisti e i coordinatori della sicurezza riguarda l’affollamento delle aule. Secondo le norme vigenti, il massimo affollamento ipotizzabile per un’aula con una sola via di uscita è di 26 persone (25 alunni e 1 docente) per garantire un deflusso sicuro in emergenza.
I dati ufficiali indicano però che 16.645 classi superano questo limite, ospitando quasi mezzo milione di alunni in condizioni non conformi ai parametri di deflusso previsti dalla normativa. Questo fenomeno, che riguarda circa il 4% delle classi totali, è particolarmente critico nelle scuole secondarie di secondo grado, dove si concentrano le cosiddette “classi pollaio”.
Cosa accade se non si interviene
L’assenza di interventi strutturati di prevenzione antincendio non implica automaticamente il verificarsi di un evento grave, ma aumenta l’esposizione al rischio e riduce i margini di controllo in caso di incendio.
Nel medio-lungo periodo, la mancata pianificazione può tradursi in limitazioni all’utilizzo degli edifici, difficoltà nella continuità didattica e una maggiore complessità gestionale in occasione di verifiche o controlli. A ciò si aggiunge un incremento dei costi futuri, legato alla necessità di intervenire in modo urgente piuttosto che attraverso programmi di adeguamento pianificati e sostenibili.
Responsabilità del Dirigente e gestione della sicurezza
In questo contesto, il Dirigente Scolastico, in qualità di datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08, assume responsabilità dirette sulla sicurezza quotidiana. In caso di ispezione dei Vigili del Fuoco, la mancanza di CPI o SCIA può portare a una contestazione di addebito secondo il D.Lgs. 758/94.
Per i professionisti che supportano le istituzioni scolastiche, è fondamentale garantire la corretta gestione di:
- Misure compensative per la riduzione del rischio residuo.
- Registri antincendio aggiornati con la manutenzione periodica di estintori, idranti e porte REI.
- Piani di emergenza e layout di esodo contestualizzati alla reale struttura e all’affollamento degli spazi.
Dalla criticità alla soluzione: il ruolo dei professionisti antincendio
Il miglioramento della sicurezza antincendio nelle scuole passa attraverso un approccio tecnico integrato. I professionisti dell’antincendio svolgono un ruolo centrale nel supportare enti e istituzioni nella definizione di strategie di adeguamento sostenibili, nella progettazione di soluzioni compatibili con l’edilizia esistente e nell’implementazione di sistemi di gestione e manutenzione efficaci.
Il decreto Milleproroghe 2025 ha spostato al 31 dicembre 2027 il termine ultimo per l’adeguamento antincendio e l’acquisizione del CPI. Esempi positivi di utilizzo dei fondi PNRR, come il caso di Vicenza che ha ottenuto 1,43 milioni di euro per la messa a norma di sei plessi, dimostrano che l’accesso ai bandi ministeriali è una via percorribile, sebbene ancora insufficiente su scala nazionale.
Senza un piano straordinario di investimenti che superi la logica delle proroghe, il rischio è che la scadenza del 2027 rimanga un obiettivo formale difficilmente raggiungibile per la maggioranza degli edifici.
Investire in prevenzione significa trasformare un obbligo normativo in un percorso di miglioramento continuo, capace di ridurre il rischio, ottimizzare le risorse disponibili e garantire ambienti scolastici più sicuri nel tempo.
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